Il Blocco dello Scrittore

Scrivere, che sia un blog o un diario o un articolo, non è una cosa facile.
Per prima cosa devi avere qualcosa da raccontare; oppure no? Mi capita spesso, almeno un paio di volte a settimana credo, di avere delle idee interessanti o di fare commenti che secondo me dovrei trascrivere sul blog. Tutte le volte però accade la stessa cosa: o non trovo il tempo per farlo, o davanti alla prospettiva di fare lo sforzo di scrivere quattro cose, mi arrendo. Mi butto giù. KO.

E’ frustrante, lo so, ed ogni volta è un accumularsi di frustrazione. Niente di grave sia chiaro, dopotutto scrivere su un blog non è di certo la mia priorità, neanche il mio lavoro, né mai lo sarà; quindi dopotutto non è che mi cambi la vita chissà in che modo. Però l’idea di avere un blog, un “diario” virtuale, sul quale scrivere di me e di quello che mi accade intorno mi piace. Eppure il 99% delle volte mi blocco. Non è il mio primo blog questo: ne ho avuto uno su msn, quanto ero in preda agli ormoni e al romanticismo, tipico degli adolescenti; poi ne avevo cominciato un altro sui prodotti elettronici, e su questo non ho neanche scritto un articolo, è caduto così nel fondo del cassetto; l’anno scorso ne ho aperto un’altro: pensiero scientifico. Volevo scrivere quanto fosse bella e importante la scienza per noi, di quanto fosse mille volte più interessante di qualsiasi altra sfera del sapere, volevo dimostrare la sua superiorità nei confronti delle “scienze umane”… d’altronde volevo scrivere anche di altre cose, che non riguardassero solo la scienza ma che fossero anche più personali, e legate ad altri aspetti della vita contemporanea. Leggo molto, leggerò qualcosa come una trentina di libri ogni anno, e un’altra decina li comincio e non li finisco perché non li trovo interessanti. Leggo molte riviste, seguo diversi blog che ritengo meritevoli di attenzione; insomma passo buona parte del mio tempo a farmi in un certo senso qualcosa che potrebbe essere definito cultura. La conoscenza è tutto, o almeno mi piace pensarla in questo; ad ogni modo sono sul mio blog quindi posso essere dannatamente imparziale e soggettivo.

Eppure, faccio una fatica tremenda  a scrivere. Anche adesso, mentre sto scrivendo del nulla praticamente, dentro di me ho una qualche “forza” che mi trattiene dallo scrivere…
Chi mi conosce sa che sono una persona molto riservata: non sono di quelle persone che si mettono a raccontare la propria vita allo sconosciuto alla fermata dell’autobus (forse perché non ho mai dovuto aspettare ad una fermata dell’autobus, chissà), ed anche con i miei amici di solito sono quello che ascolta e che da consigli piuttosto che quello che racconta la propria storia.  Mi ricordo fin da piccolo, anche alle elementari, quanto non sopportavo fare i temi; sono sempre stato una persona brillante e a parte un periodo un po’ “buio” della mia adolescenza non ho mai avuto problemi a scuola. Eppure ai temi non riuscivo ad andare oltre ad una sufficienza, più politica secondo me che di merito. Trovavo fastidioso che qualcuno dovesse andare a leggere cose come “descrivi un pranzo con la tua famiglia” o “parlami dei tuoi genitori”. Non che avessi nulla da nascondere, anzi. Eppure, parlare e scrivere di me mi ha sempre messo in difficoltà.

Vergogna? Paura del giudizio degli altri? No, o almeno non penso: se da un lato posso sembrare introverso, avendo “problemi” a parlare di me, dall’altra mi è sempre piaciuto stare al centro dell’attenzione, avere tanti amici, trascinare le persone a fare cose nuove. Le persone mi definiscono una persona solare, sorridente la maggior parte delle volte, e generosa. E io mi ci vedo abbastanza in questa descrizione.

Addirittura, potrebbe quasi sembrare che io sia una persona decisamente superficiale, “ballerina”, e non nego di aver vissuto così diverse esperienze della mia vita. Quanto mi piacerebbe fosse così! Non avete idea quanto possa invidiare la stoltezza di alcune persone! Beate loro!
No, la verità è che sono capace di guardare le cose veramente per quelle che sono, trascurando e spazzando via tutta quella coltre di fumo e di travestimenti con cui le cose mi si presentano davanti.
E se alcune persone fanno così tanto per nascondere il nocciolo della verità, non gli fa molto piacere venire scoperti.
Molte delle cose che vorrei dire semplicemente non le posso dire, perché mi farei terra bruciata intorno.
Probabilmente lo stesso vale per le cose che riguardano me stesso: non perché io non sia in grado di accettarle o di raccontarle, ma perché gli altri farebbero fatica a comprenderle; e non c’è cose che mi da più fastidio del giudizio delle persone. Quelle stesse persone che potrei smerdare in un secondo, che vivono una vita simulacro, di sola apparenza.

Inoltre, non sono mai stato una persona che si è pianto addosso: l’ultima volta che ho pianto è stata al funerale di mia zia, morta per un cancro dopo una settimana dalla diagnosi.
La morte è forse l’unica cosa che mi terrorizza veramente, e non so come affrontarla.
In tutte le altre situazioni invece ho un atteggiamento molto orientato all’azione: mi è successo questo perché ho sbagliato in questo e in quello, vediamo cosa possiamo fare per andare avanti. E finora nonostante tutto, e di cose ne ho passate, direttamente tantissime, qualcuna anche indirettamente, che la metà della metà bastano (ma voi non saprete mai di cosa sto parlando), e sono andato avanti. E come cazzo sono andato avanti!

E’ per questo che le persone mi chiedono consigli: perché so inquadrare la situazione, e con il tempo ho imparato ad usare quel minimo di tatto necessario per dire le cose alle persone.
Ma è per lo stesso motivo che difficilmente mi sentirete raccontarvi di qualche mio problema: semplicemente perché so che la soluzione è nelle mie mani, so che voi molto probabilmente non capireste, so che vi concentrereste su dettagli futili come il colore dell’elefante rosa, e so che i vostri consigli sarebbero peggiori dei miei.

Sono una persona molto autonoma, la mia vita me la gestisco da solo, e faccio molta fatica a chiedere dei favori. Allo stesso tempo ne faccio tanti, e sono molto disponibili.
Immaginare di declinare un altra persona a fare qualcosa che mi riguarda mi angoscia; non mi ritengo un ribelle, anzi su alcune cose sono decisamente più conformista di molte delle persone che conosco. Mi ritengo una persona libera, libera nel senso che la mia vita dipende esclusivamente da quello che faccio io, e guai se qualche stronzo prova a intralciarmi mentre vado dritto per la mia strada. Tante persone mi si sono messe contro, hanno provato ad ostacolarmi o a denigrarmi. Ho sempre vinto io. E le mie sono quelle vittorie gustose, frutto di strategia ed elaborazione, non una semplice scazzottata, rifiuto la violenza.

E’ per questo motivo che faccio fatica a scrivere, perché già prima di cominciare SO che non potrò scrivere quello che voglio.
Le cose però stanno cominciando a cambiare… staremo a vedere.

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