INTERMODALITA’: il battesimo.

Come – da buoni lettori che siete – dovreste sapere, sono successe due cose “importanti” negli ultimi tempi: 
1) mi sono laureato in odontoiatria; 
2) mi sono convertito al biciclettismo.

Le conseguenze di questi due accadimenti si sono fusi questa mattina, quando per la prima volta ho affrontato un percorso in intermodalità. Potrà sembrare una cosa normale per voi, anche banale magari; per me non è così, ed ora cerco brevemente di spiegarvi il perché. 

Non sono mai stato un amante dei mezzi pubblici, anzi: fino ai 14 anni, ho sempre avuto chi mi scorrazzasse in giro, a destra ed a sinistra; a 15 anni, motorino; a 18 anni, macchina. Non prendo un autobus a Roma da almeno 10 anni (non sto scherzando), e prenderò la metropolitana si e no due volte all’anno, proprio ad esagerare. 
Potete immaginare dunque quanto sia stravolgente per me e per le mie abitudini questo accadimento

 

Dopo questa tanto inutile quanto importante premessa, ecco il resoconto del mio battesimo dell’intermodalità.

 

 

 

 

Sveglia alla 7 e 30; bagno, pisciata e lavaggio denti e faccie, tutte e due. Ieri sono stato a pesca e mi sono ustionato, quindi applicazione della crema proraso su tutte le parti ustionate. Camera, mi vesto. Esco di casa. Prendo la bici dal garage: in questi giorni mi sono reso conto che la mia Dahon Dash P18 non è poi così adatta al trasporto passivo, per cui opto per la Dahon Vitesse D7 della mia ragazza, che le ho regalato una settimana fa. Monto la bici, la bici è pronta. Ore 7;56: PARTO. 
Alle ore 8;05 arrivo alla stazione di Monte Mario, piego la bici; e qui cominciano i primi problemi. Devo fare il biglietto, e la biglietteria “umana” è chiusa, quindi devo fare il biglietto elettronicamente. Imposto la lingua, la macchinetta funziona solo con la carta… CAZZO!!! Per fortuna, mi erano rimasti pochi euro sulla prepagata dall’ultimo acquisto su Amazon, e stranamente mi ricordo il codice PIN della carta, nonostante non abbia mai usato la prepagata come bancomat; avere un QI superiore al 98% della popolazione serve. Seleziono la destinazione: Bracciano. CAZZO!!! Il prossimo treno per Bracciano parte alle 8;48. Vuoi fare il biglietto anche per il ritorno? No grazie, ho vissuto già abbastanza emozioni. Ritiro il biglietto. 
Devo cambiare banchina, quindi mi incollo la bici per le scale del sottopassaggio; mentre scendo le scale mi si apre un paio di volte, bestemmio. Nel sottopassaggio sembro un ebete, che va in giro con un mucchio di ferri alle cui estremità sono presenti due ruotini, spingendo questo mucchio di ferraglia come una cariola… Al santo del 15 giugno sono finalmente sulla banchina per Bracciano, seduto su una panchina ad aspettare il maledetto treno. Sulla panchina accanto, una coppia di anziani parla, o meglio lei parla e lui è costretto ad ascoltare: anche lui sta subendo a suo modo il supplizio del treno in ritardo. Lei parla, parla, parla… PARLA. Cazzo sembra si sia imparata a memoria la bibbia del complotto farmaco-massonico-alieno-naturalista-animalista: il latte fa male, contiene troppo calcio, il caffé contiene la caffeina, il tè la teina, la cioccolata la teobromina, che sono eccitanti, e non va bene; la pasta, i carboidrati fanno male, bisogna mangiare la frutta. IL BICARBONATO MISCHIATO CON IL LIMONE CURA IL CANCRO. Voglio morire, quale dio mi sta facendo questo!? Proprio a me? Seriously?!
Finalmente arriva il treno, entro. Il treno è vuoto, forse perché è il 20 agosto, forse perché tutti sapevano della vecchietta…
La VOCE mi ricorda che il biglietto va timbrato, cerco la macchinetta per timbrare il biglietto: NON C’E’!
Calma, non può essere che quegli ovetti all’interno della stazione servivano per timbrare il biglietto… Invece si.
Mi siedo, metto la bici davanti a me, e spero che non passi il controllore, prego affinché questa giornata abbia qualcosa di buono. Non essendo pratico di mezzi pubblici, non sapevo che i biglietti del treno si timbrano in stazione; ma non avevo neanche idea del fatto che NON VENGONO EFFETTUATI I CONTROLLI. MALE. Buon per me (nonostante abbia pagato il biglietto), male per TUTTI. Il viaggio va bene, entra poca gente, ed alle nove e mezza circa sono a Bracciano. Scendo dal treno, piego la bici, duecento metri e sono a destinazione. Lego la bici davanti ad un palo davanti allo studio. Ogni ora butto l’occhio, non si sa mai… 
Pomeriggio, ore 16;00. Se non voglio sorprese come all’andata, forse è meglio controllare su internet l’orario dei treni. Scelgo quello delle 17;38. Non compro il biglietto on line perché a Bracciano il mio telefono non è coperto dalla rete 3G, per cui non potrei poi mostrare il biglietto al controllore (che non ci sarà neanche al ritorno). Alle 17;20 esco dallo studio, slego la bici, monto e arrivo in stazione. Compro il biglietto da una persona, che ci mette sopra una commissione di 40 centesimi… ma va beh. TIMBRO IL FOTTUTISSIMO BIGLIETTO! Mi metto sulla banchina. Aspetto.
Alle 17;38 passa il treno, salgo, mi metto nella prima carrozza, quello con la motrice e tutto. Il viaggio è tutto un fischiare… mai più viaggi davanti. Se mai ce ne saranno degli altri.
Alle 18;20 sto a Monte Mario, di nuovo. Stavolta dalla parte “giusta” per cui l’altra metà del calendario dei santi è salva. Esco. Monto la bici. Faccio un pezzo di ciclabile, poi Torrevecchia fino a casa della mia ragazza, che ormai è casa mia. 
Piego la bici e la metto in garage. FINE.

 

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