“Bufala” omofobica #2: l’amore non basta!

Già…

Lo Strano Anello

Più che una bufala, si tratta di una cattiva argomentazione molto facile da smontare. L’immagine fa riferimento al dibattito fra Gianfranco Amato, l’uomo il cui sguardo pietrificò Medusa, e Ivan Scalfarotto che al confronto sembra Gesù.

Amato tira fuori l’asso di briscola e sostiene che se per avere il matrimonio basta che ci sia amore allora uno può anche sposare il proprio cane.

Scalfarotto inspiegabilmente si offende del fatto che gli sia stato detto che il rapporto che ha col suo compagno e lo stesso che potrebbe avere con il cane e lo fa notare. Amato fa una figura di merda, ma sono sicuro che questo non lo farà desistere dal continuare a sparare puttanate a tutto spiano in ogni spazio che sarà concesso ai suoi dolci occhioni da cerbiatto.

Ora però su una delle solite pagine anti-gay partono gli avvocati dell’avvocato, che ci illuminano sulla vera profondità filosofica…

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Sulla disoccupazione giovanile

Basta con i piagnistei.

Cavolate in libertà

In un salotto buono hanno segnalato questo articolo: http://nuvola.corriere.it/2014/10/14/job-meeting-i-curricula-finiscono-nel-cestino/

Articolo che, più di molti piagnistei spiega bene i motivi di certa disoccupazione giovanile, disoccupazione causata non dal malvagio gombloddo delle multinazionali e del NWO ma da una serie di balle a scopo pubblicitario raccontate da scuole ed università per vendere alcuni stantii prodotti e, a voler essere buoni, ingenuità da parte degli studenti.

Mi chiamo R. ho 29 anni e sono una neolaureata in scienze Pedagogiche a Napoli, città in cui sono nata e cresciuta. Oggi, come altri 10 mila (se non di più) laureandi, neolaureati e diplomati, mi sono recata al Job meeting a Napoli, manifestazione promossa da aziende di vari settori per dare la possibilità ai giovani di accedere a stage, orientamenti e ad anche ad ipotetici posti di lavoro.

Partiamo dall’inizio neolaureata di 29 anni, se la laurea è un classico 3+2 significa che, visto che…

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Io sto coi kurdi di Kobane

Hic Rhodus

kurdish-suicide-bomber-isis.si

Mi chiedevo perché mai l’ISIS avesse deciso di attaccare, con tanta determinazione, la città kurda di Kobane, così pericolosamente vicina al confine turco. Strategicamente parlando l’ISIS non ha bisogno di Kobane. Non mi sembrano molto credibili le ragioni relative alla necessità di un passaggio di rifornimenti clandestini dal confine turco (così il Washington Post) considerando che un’amplissima parte di quel confine è già controllata da ISIS e che, con la complicità turca, ingenti quantità di denari arrivano all’ISIS via Gaziantep e miliziani dall’Europa via Nusaybin. Certo, così circondata, soffocata ormai da ISIS, Kobane deve essere sembrata un boccone facile, ma credo ci sia qualcosa di più.

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SCRIVERE CON LA MANO DESTRA

So che per la maggior parte di voi potrà essere normale, per me non è così.
Comunque, ho deciso di imparare a scrivere con la mano destra.
E’ da una settimanella circa che giornalmente scrivo una ventina di minuti con la mano destra, ed sto ottenendo degli ottimi risultati.
Scrivere con l’altra mano però mette in moto dei muscoli, dei movimenti, che praticamente non ho mai usato: infatti ho un dolore costante al braccio ed alla mano destra. Non riesco a scrivere per più di venti minuti consecutivamente, mi viene il mal di testa e anche qualche vertigine.
Ho letto in giro, sull’internet, che imparare a scrivere con l’altra mano potenzia il cervello, determina la creazione di nuove connessioni cerebrali, fa diventare  più intelligenti; non che ne abbia bisogno, anzi, ma sono proprio curioso di vedere fin dove riesco ad arrivare.
Vi terrò aggiornati, forse.

SULLA SCIENTOCRAZIA E DINTORNI.

E così, finalmente, dopo ormai due anni, sembra che si sia riusciti a decretare la fine del caso Stamina. La seconda commissione incaricata dal Governo per valutare la plausibilità del metodo Stamina – la prima commissione aveva già dato parere negativo, ma grazie ad un ricorso al TAR del Lazio, che ha giudicato imparziali (?!) gli scienziati membri della commissione, hanno ottenuto che il Governo incaricasse una seconda commissione, meno parziale o forse più imparziale (?!). Fatto sta che finalmente (si spera, perché in questi due anni ne ho viste e lette e sentite di tutti i tipi…) IL-CA-SO-STA-MI-NA-E’-CHIU-SO!!!

Finalmente anche per la Legge italiana – sperando che tutti i giudici siano d’accordo… – il metodo Stamina non è scientifico,  è pericoloso, assolutamente da cancellare e prendere tutti gli attori del caso, mandarli in carcere (lo spero) e buttare la chiave (oh quanto lo spero).
Non voglio però dilungarmi ora sulla questione, perché da come è intuibile dal titolo, non dovremmo parlare di Stamina, bensì di scientocrazia e dintorni…
Stavo commentando su uno dei miei blog che seguo quotidianamente, proprio a riguardo del caso Stamina, della differenza di velocità che hanno la comunità scientifica, per la quale il metodo Stamina è stato considerato non scientifico, dannoso, insomma MERDA sin dall’inizio, e la politica, la società, come posso chiamarlo quell’aggrovigliamento di persone, idee, diritti, poteri, giurisdizioni… burocrazie, che invece ha impiegato due anni in più, la movimentazione di commissari, esperti, partiti, movimenti, associazioni, giudici che si contraddicevano tra loro, la spesa di diversi milioni di euro, per stabilire una cosa CHIARA SIN DALL’INIZIO.

Ebbene, io commentavo la notizia, osservando quanto potesse spaccare una società scientocratica, immaginando che nel giro di pochi anni risulterebbe ai vertici in tutti i settori: scientifico, industriale, ma anche in tema di diritti e servizi.
Il proprietario del blog mi ha risposto invece che una la scienza funziona bene in ambito scientifico, mentre funzionerebbe male in ambito “etico” e nella risoluzione del dilemma giusto/sbagliato.

Naturalmente non sono d’accordo con lui, ma l’ora era tarda e non avevo le energie per rispondere… così ho rispolverato le mie conoscenze sulla filosofia della scienza, mi son messo a pensare un po’, ed eccomi qui a cercare di dimostrare come il metodo scientifico sia il migliore, in tutti i casi, per qualsiasi decisione.
Ed eccomi qui a cercare di confutare le principali “accuse” che si rivolgono attualmente alla scienza. Cercherò di andare subito al nocciolo della questione, senza troppe interiezioni e voli pindarici, propri purtroppo del mio “stile” narrativo (eccone uno infatti…).

La scienza minaccia la democrazia, la libertà e i diritti dell’uomo. FALSO
Forse queste persone si sono scordate il ruolo che ha avuto la scienza nello sviluppo della società moderna, civile e democratica. La scienza è stata alla base proprio della rivoluzione democratica. Gli illuministi erano scienziati, molti scienziati si trovarono direttamente coinvolti nelle rivoluzioni che portarono alla nascita dei diritti umani, ancora prima dell’Illuminismo. La scienza per poter operare richiede libertà, e produce benefici sociali: le società più libere erano in grado di portare avanti meglio i processi scientifici, che a loro volta ricompensavano la società con conoscenze, benessere e potere.
La scienza è antiautoritaria, si autocorregge, è potente nell’azione trasformatrice della natura ed è un’attività sociale. Scienza e democrazia (quella vera, si intende) condividono: tolleranza, scetticismo, rifiuto dell’autorità, rispetto dei fatti, libertà di comunicazione e libertà di accesso ai risultati. Ciliegina sulla torta, i paesi che investono più in ricerca scientifica di base sono quelli che promuovono l’autodeterminazione e il pluralismo morale, in soldoni quelli più democratici; nella lista troviamo: Svezia, Finlandia, Giappone, USA, Svizzera, Germania, Australia.

Spetta al Diritto stabilire cosa è scienza e cosa no. FALSO
E qui siamo proprio in tema, anche con l’apertura del pezzo. Può accadere, ed in Italia questo è accaduto più volte, che un giudice disponga che ad un paziente venga somministrata una terapia non controllata per sicurezza ed efficacia, per il quale non vi siano prove che non sia dannoso, e che cura una specifica malattia. La Cura Di Bella o il Metodo Stamina sono esempi lampanti. Ancora, può capitare che un giudice disponga un risarcimento ad una famiglia, perché il figlio è diventato autistico dopo la vaccinazione. Tutti conoscono ormai la storia del farabutto di nome Wakefield, perché i giudici no? Eppure, scienza e diritto dovrebbero parlare la stessa lingua: quella delle prove…
Le idee e i preconcetti di uno scienziato quanto di un giudice non devono (dovrebbero) interferire nella valutazione dei fatti. L’idea di legge e il riconoscimento di diritti fondamentali su cui costruire un sistema positivo di regole di convivenza si basano sulla continua ricerca di metodi sempre più oggettivi e imparziali per studiare la natura. All’alba del metodo scientifico, alla Royal Society, le nuove scoperte scientifiche venivano presentati come processi giudiziari: gli scienziati usavano gli esperimenti come “prove portate in tribunale” a sostegno di una determinata tesi, invitando dei testimoni ad assistere, di modo che la giuria, rappresentata dalla comunità scientifica e dagli intellettuali dell’epoca (quattro gatti insomma), potesse fidarsi in merito dell’attendibilità di quegli esperimenti (prove) prodotti a sostegno o a confutazione di una determinata tesi. I rapporti epistemologici tra scienze naturali e scienze giuridiche sono molto stretti.
Non appena le conoscenze scientifiche sono maturate e prendono piede anche in campo biologico e medico, il metodo scientifico è subito acquisito dalle scienze giuridiche per migliorare l’efficienza e la qualità delle investigazioni giudiziarie.
Le analogie tra scienze naturali e scienze giuridiche terminano nel momento in cui si guarda agli scopi. Anche se i giudici vanno alla ricerca della verità, le dispute giudiziarie vanno risolte in tempi definiti (ere geologiche in Italia…) e le decisioni sono prese da “inesperti”, che comminano condanne e assoluzioni in risposta ad aspettative sociali. Ed è qui che insorgono i problemi…
Le “libertà” che si prendono i giudici sono dovute essenzialmente alle aspettative sociali, fondate su valori. Per limitare che i giudici si prendano queste “libertà”, la legge deve essere in grado di proteggere l’imparzialità, il carattere obiettivo e la funzionalità del dato scientifico, rispetto alle pressioni e alle aspettative culturali, con il rischio di seguire derive emotive (sento puzza di bruciato…).

La scienza non genera valori, è eticamente indifferente, e deve farsi guidare dalla filosofia, dalla politica e dalla religione. FALSO

E questo punto risponde più precisamente – spero – alle osservazioni fatte dal blogger.
Più e più volte Papa Benedetto XVI ha ribadito questo concetto: la scienza non è in grado di elaborare una dimensione etica, gli scienziati sono mossi dall’arroganza di sostituirsi al Creatore, da una forma di hybris della ragione, che può assumere caratteristiche pericolose per la stessa umanità.
Ora, proviamo a porci questa domanda: è vero che la scienza come attività di ricerca non genera valori?
Ci sono numerosi studi epidemiologici che sostengono la tesi per cui gli scienziati sono meno inclini a compiere atti criminali e ad avere comportamenti antisociali. Non è da escludere dunque che una istruzione scientifica “protegga” da certi comportamenti…
Per fare lo scienziato, se non altro, bisogna rispettare certe regole, riconoscersi in certi valori, accettare il controllo costante da parte dei propri pari.
La conoscenza scientifica è fondata su un impegno morale del ricercatore a rispettare il postulato dell’oggettività, cioè a non imbrogliare o falsificare i dati; e le trasgressioni si pagano.
Se si guarda a come vengono portati avanti i dibattiti su temi eticamente sensibili, ci si accorge di quanto sia importante saper ragionare su prove e argomenti logici per non cadere vittima di reazioni immediate o riuscire a concettualizzare per astrazione esperienze che non sono alla portata del senso comune. Ossia, fatti e argomenti che per essere compresi necessitano un certo bagaglio di conoscenze scientifiche.
Il dibattito bioetico si è fortemente indirizzato verso le posizioni di chi vorrebbe una sorta di bioetica pubblica, instaurando una cornice di valori condivisi da tutti, da cui derivare leggi che limitino o vietino specifiche ricerche o l’uso di determinate tecniche. Il problema è che i valori morali cambiano moltissimo da società a società, soprattutto in quelle dove convivono valori tradizionali come il familismo e le tradizioni religiose, insieme a valori più secolari. Il rischio di una bioetica pubblica è che di fronte a controversie indecidibili sul piano della negoziazione, prevalgano quei valori supportati dalla maggioranza. Questo comporterebbe conseguenze negative al funzionamento della società e in generale all’uso di tecnologie che possono produrre benefici solo se governate in vista di risultati definiti da un concorso di decisioni individuali libere e di controlli sociali che garantiscano la sicurezza e l’efficacia di quelle cure. In Italia si può constatare facilmente come funziona questa logica, e i danni che ha provocato, provoca e può provocare.
La tesi diffusa di un’etica a priori, condivisa da “tutti”, di stampo magari anche religiosa, che deve valere per tutti e produrre delle leggi coerenti con la morale che difende, ha regalato all’Italia tre chicche niente male:
La Legge 40 sulla fecondazione assistita, incostituzionale e ritenuta contraria ai Diritti Umani dalla Corte di Strasburgo;
L’assenza di una Legge sul testamento biologico, anzi qualcuno ha provato a fare una Legge che lo avrebbe negato in assoluto;
Leggi contro la ricerca e l’uso di piante e organismi geneticamente modificati (OGM).

Scienza ed etica hanno scopi diversi e devono procedere usando metodi diversi. L’etica serve quando c’è disaccordo normativo, mentre la scienza produce descrizioni eticamente neutrali. Questo significa che non c’è una scienza etica, e neanche una etica scientifica, ossia che i dati sperimentali sono neutrali e non si dovrebbe barare sostenendo senza alcun fondamento che gli OGM sono dannosi, che le staminali embrionali umane sono inutili o che chi è in stato vegetativo ha una vita mentale. Si può giudicare non etica, una scelta, secondo i propri valori, ma diffondere false informazioni, per far prevalere con l’inganno la propria morale, danneggia la convivenza civile e democratica.
Una comprensione scientifica obiettiva di un problema che risulta eticamente controverso dovrebbe essere preliminare e ci si dovrebbe guardare bene dal falsificare la scienza per finalità moralistiche.

Concludo, invitandovi a fare un gioco mentale: immaginate che il mondo come è oggi non c’è più, niente telecomunicazioni, niente farmaci, niente cibo a volontà; niente tecnologia. Cos’è l’uomo senza tutto ciò?
La filogenesi dell’Homo sapiens è scandita dalle tecnologie che è stato in grado di costruire, l’uomo si è evoluto con esse, con l’istinto a migliorarle, a crearne di nuove. Tutti i bambini sono dei piccoli scienziati: quando imparano a camminare, quando imparano a parlare, quando cominciano ad esplorare il mondo esterno, lo fanno con spirito scientifico. Perché ribellarsi alla nostra natura?
Siamo fatti per vivere in una scientocrazia.