SULLA SCIENTOCRAZIA E DINTORNI.

E così, finalmente, dopo ormai due anni, sembra che si sia riusciti a decretare la fine del caso Stamina. La seconda commissione incaricata dal Governo per valutare la plausibilità del metodo Stamina – la prima commissione aveva già dato parere negativo, ma grazie ad un ricorso al TAR del Lazio, che ha giudicato imparziali (?!) gli scienziati membri della commissione, hanno ottenuto che il Governo incaricasse una seconda commissione, meno parziale o forse più imparziale (?!). Fatto sta che finalmente (si spera, perché in questi due anni ne ho viste e lette e sentite di tutti i tipi…) IL-CA-SO-STA-MI-NA-E’-CHIU-SO!!!

Finalmente anche per la Legge italiana – sperando che tutti i giudici siano d’accordo… – il metodo Stamina non è scientifico,  è pericoloso, assolutamente da cancellare e prendere tutti gli attori del caso, mandarli in carcere (lo spero) e buttare la chiave (oh quanto lo spero).
Non voglio però dilungarmi ora sulla questione, perché da come è intuibile dal titolo, non dovremmo parlare di Stamina, bensì di scientocrazia e dintorni…
Stavo commentando su uno dei miei blog che seguo quotidianamente, proprio a riguardo del caso Stamina, della differenza di velocità che hanno la comunità scientifica, per la quale il metodo Stamina è stato considerato non scientifico, dannoso, insomma MERDA sin dall’inizio, e la politica, la società, come posso chiamarlo quell’aggrovigliamento di persone, idee, diritti, poteri, giurisdizioni… burocrazie, che invece ha impiegato due anni in più, la movimentazione di commissari, esperti, partiti, movimenti, associazioni, giudici che si contraddicevano tra loro, la spesa di diversi milioni di euro, per stabilire una cosa CHIARA SIN DALL’INIZIO.

Ebbene, io commentavo la notizia, osservando quanto potesse spaccare una società scientocratica, immaginando che nel giro di pochi anni risulterebbe ai vertici in tutti i settori: scientifico, industriale, ma anche in tema di diritti e servizi.
Il proprietario del blog mi ha risposto invece che una la scienza funziona bene in ambito scientifico, mentre funzionerebbe male in ambito “etico” e nella risoluzione del dilemma giusto/sbagliato.

Naturalmente non sono d’accordo con lui, ma l’ora era tarda e non avevo le energie per rispondere… così ho rispolverato le mie conoscenze sulla filosofia della scienza, mi son messo a pensare un po’, ed eccomi qui a cercare di dimostrare come il metodo scientifico sia il migliore, in tutti i casi, per qualsiasi decisione.
Ed eccomi qui a cercare di confutare le principali “accuse” che si rivolgono attualmente alla scienza. Cercherò di andare subito al nocciolo della questione, senza troppe interiezioni e voli pindarici, propri purtroppo del mio “stile” narrativo (eccone uno infatti…).

La scienza minaccia la democrazia, la libertà e i diritti dell’uomo. FALSO
Forse queste persone si sono scordate il ruolo che ha avuto la scienza nello sviluppo della società moderna, civile e democratica. La scienza è stata alla base proprio della rivoluzione democratica. Gli illuministi erano scienziati, molti scienziati si trovarono direttamente coinvolti nelle rivoluzioni che portarono alla nascita dei diritti umani, ancora prima dell’Illuminismo. La scienza per poter operare richiede libertà, e produce benefici sociali: le società più libere erano in grado di portare avanti meglio i processi scientifici, che a loro volta ricompensavano la società con conoscenze, benessere e potere.
La scienza è antiautoritaria, si autocorregge, è potente nell’azione trasformatrice della natura ed è un’attività sociale. Scienza e democrazia (quella vera, si intende) condividono: tolleranza, scetticismo, rifiuto dell’autorità, rispetto dei fatti, libertà di comunicazione e libertà di accesso ai risultati. Ciliegina sulla torta, i paesi che investono più in ricerca scientifica di base sono quelli che promuovono l’autodeterminazione e il pluralismo morale, in soldoni quelli più democratici; nella lista troviamo: Svezia, Finlandia, Giappone, USA, Svizzera, Germania, Australia.

Spetta al Diritto stabilire cosa è scienza e cosa no. FALSO
E qui siamo proprio in tema, anche con l’apertura del pezzo. Può accadere, ed in Italia questo è accaduto più volte, che un giudice disponga che ad un paziente venga somministrata una terapia non controllata per sicurezza ed efficacia, per il quale non vi siano prove che non sia dannoso, e che cura una specifica malattia. La Cura Di Bella o il Metodo Stamina sono esempi lampanti. Ancora, può capitare che un giudice disponga un risarcimento ad una famiglia, perché il figlio è diventato autistico dopo la vaccinazione. Tutti conoscono ormai la storia del farabutto di nome Wakefield, perché i giudici no? Eppure, scienza e diritto dovrebbero parlare la stessa lingua: quella delle prove…
Le idee e i preconcetti di uno scienziato quanto di un giudice non devono (dovrebbero) interferire nella valutazione dei fatti. L’idea di legge e il riconoscimento di diritti fondamentali su cui costruire un sistema positivo di regole di convivenza si basano sulla continua ricerca di metodi sempre più oggettivi e imparziali per studiare la natura. All’alba del metodo scientifico, alla Royal Society, le nuove scoperte scientifiche venivano presentati come processi giudiziari: gli scienziati usavano gli esperimenti come “prove portate in tribunale” a sostegno di una determinata tesi, invitando dei testimoni ad assistere, di modo che la giuria, rappresentata dalla comunità scientifica e dagli intellettuali dell’epoca (quattro gatti insomma), potesse fidarsi in merito dell’attendibilità di quegli esperimenti (prove) prodotti a sostegno o a confutazione di una determinata tesi. I rapporti epistemologici tra scienze naturali e scienze giuridiche sono molto stretti.
Non appena le conoscenze scientifiche sono maturate e prendono piede anche in campo biologico e medico, il metodo scientifico è subito acquisito dalle scienze giuridiche per migliorare l’efficienza e la qualità delle investigazioni giudiziarie.
Le analogie tra scienze naturali e scienze giuridiche terminano nel momento in cui si guarda agli scopi. Anche se i giudici vanno alla ricerca della verità, le dispute giudiziarie vanno risolte in tempi definiti (ere geologiche in Italia…) e le decisioni sono prese da “inesperti”, che comminano condanne e assoluzioni in risposta ad aspettative sociali. Ed è qui che insorgono i problemi…
Le “libertà” che si prendono i giudici sono dovute essenzialmente alle aspettative sociali, fondate su valori. Per limitare che i giudici si prendano queste “libertà”, la legge deve essere in grado di proteggere l’imparzialità, il carattere obiettivo e la funzionalità del dato scientifico, rispetto alle pressioni e alle aspettative culturali, con il rischio di seguire derive emotive (sento puzza di bruciato…).

La scienza non genera valori, è eticamente indifferente, e deve farsi guidare dalla filosofia, dalla politica e dalla religione. FALSO

E questo punto risponde più precisamente – spero – alle osservazioni fatte dal blogger.
Più e più volte Papa Benedetto XVI ha ribadito questo concetto: la scienza non è in grado di elaborare una dimensione etica, gli scienziati sono mossi dall’arroganza di sostituirsi al Creatore, da una forma di hybris della ragione, che può assumere caratteristiche pericolose per la stessa umanità.
Ora, proviamo a porci questa domanda: è vero che la scienza come attività di ricerca non genera valori?
Ci sono numerosi studi epidemiologici che sostengono la tesi per cui gli scienziati sono meno inclini a compiere atti criminali e ad avere comportamenti antisociali. Non è da escludere dunque che una istruzione scientifica “protegga” da certi comportamenti…
Per fare lo scienziato, se non altro, bisogna rispettare certe regole, riconoscersi in certi valori, accettare il controllo costante da parte dei propri pari.
La conoscenza scientifica è fondata su un impegno morale del ricercatore a rispettare il postulato dell’oggettività, cioè a non imbrogliare o falsificare i dati; e le trasgressioni si pagano.
Se si guarda a come vengono portati avanti i dibattiti su temi eticamente sensibili, ci si accorge di quanto sia importante saper ragionare su prove e argomenti logici per non cadere vittima di reazioni immediate o riuscire a concettualizzare per astrazione esperienze che non sono alla portata del senso comune. Ossia, fatti e argomenti che per essere compresi necessitano un certo bagaglio di conoscenze scientifiche.
Il dibattito bioetico si è fortemente indirizzato verso le posizioni di chi vorrebbe una sorta di bioetica pubblica, instaurando una cornice di valori condivisi da tutti, da cui derivare leggi che limitino o vietino specifiche ricerche o l’uso di determinate tecniche. Il problema è che i valori morali cambiano moltissimo da società a società, soprattutto in quelle dove convivono valori tradizionali come il familismo e le tradizioni religiose, insieme a valori più secolari. Il rischio di una bioetica pubblica è che di fronte a controversie indecidibili sul piano della negoziazione, prevalgano quei valori supportati dalla maggioranza. Questo comporterebbe conseguenze negative al funzionamento della società e in generale all’uso di tecnologie che possono produrre benefici solo se governate in vista di risultati definiti da un concorso di decisioni individuali libere e di controlli sociali che garantiscano la sicurezza e l’efficacia di quelle cure. In Italia si può constatare facilmente come funziona questa logica, e i danni che ha provocato, provoca e può provocare.
La tesi diffusa di un’etica a priori, condivisa da “tutti”, di stampo magari anche religiosa, che deve valere per tutti e produrre delle leggi coerenti con la morale che difende, ha regalato all’Italia tre chicche niente male:
La Legge 40 sulla fecondazione assistita, incostituzionale e ritenuta contraria ai Diritti Umani dalla Corte di Strasburgo;
L’assenza di una Legge sul testamento biologico, anzi qualcuno ha provato a fare una Legge che lo avrebbe negato in assoluto;
Leggi contro la ricerca e l’uso di piante e organismi geneticamente modificati (OGM).

Scienza ed etica hanno scopi diversi e devono procedere usando metodi diversi. L’etica serve quando c’è disaccordo normativo, mentre la scienza produce descrizioni eticamente neutrali. Questo significa che non c’è una scienza etica, e neanche una etica scientifica, ossia che i dati sperimentali sono neutrali e non si dovrebbe barare sostenendo senza alcun fondamento che gli OGM sono dannosi, che le staminali embrionali umane sono inutili o che chi è in stato vegetativo ha una vita mentale. Si può giudicare non etica, una scelta, secondo i propri valori, ma diffondere false informazioni, per far prevalere con l’inganno la propria morale, danneggia la convivenza civile e democratica.
Una comprensione scientifica obiettiva di un problema che risulta eticamente controverso dovrebbe essere preliminare e ci si dovrebbe guardare bene dal falsificare la scienza per finalità moralistiche.

Concludo, invitandovi a fare un gioco mentale: immaginate che il mondo come è oggi non c’è più, niente telecomunicazioni, niente farmaci, niente cibo a volontà; niente tecnologia. Cos’è l’uomo senza tutto ciò?
La filogenesi dell’Homo sapiens è scandita dalle tecnologie che è stato in grado di costruire, l’uomo si è evoluto con esse, con l’istinto a migliorarle, a crearne di nuove. Tutti i bambini sono dei piccoli scienziati: quando imparano a camminare, quando imparano a parlare, quando cominciano ad esplorare il mondo esterno, lo fanno con spirito scientifico. Perché ribellarsi alla nostra natura?
Siamo fatti per vivere in una scientocrazia.

Annunci

4 pensieri su “SULLA SCIENTOCRAZIA E DINTORNI.

  1. Purtroppo non condivido il tuo ottimismo; la commissione ha bocciato il metodo, cosa tanto prevedibile quanto il rigetto, da parte di una commissione di geografi, dell’ipotesi della terra piatta ma purtroppo il pasticcio legale, nonostante questo ottimo quanto scontato risultato, continuerà. Già il tipo ha annunciato ricorso al tar, e il problema delle libere interpretazioni di cosa sia una cura compassionevole rimane. La legge era abbastanza chiara (DM 8 maggio 2003, GU 173, art. 2): una cura per essere considerata compassionevole deve essere una cura arrivata alla fase della sperimentazione umana, quindi deve aver passato tutte le fasi precedenti; a grandi linee: studi preliminari, sperimentazione in vitro, sperimentazione animale.
    Cosa non capitata per stamina eppure è stata riconosciuta, da un bel po’ di sentenze, troppe per essere attribuite solo alle bizzarrie di un solo giudice, come cura compassionevole.

    Riguardo al resto temo dovrò darti una risposta un poco articolata.

    • Esatto, la legge sulle cure compassionevoli è chiarissima. Il giudice, i giudici, dovrebbero attenersi ai fatti, e alle leggi, proprio come sostengo io nella parte sui giudici. Solo l’imparzialità può garantire la giustizia e l’equilibrio. Aspetto i tuoi commenti sugli altri punti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...