IO STO CON MATT TAYLOR E LA SUA CAMICIA SESSISTA – ATTO II

Ho notato un subdolo ma importante cambiamento nella dialettica di chi si è scagliato contro la camicia “sessista” di Matt Taylor:
mentre, appena uscito lo scandalo, i toni erano i toni a cui siamo abituati, ossia indignazione, vergogna, ripudio (per chi volesse approfondire qui e qua), una volta dimostrata l’inconsistenza di quelle tesi accusatorie, c’è stato un evidente cambio di registro.

Adesso il problema non è più di tipo discriminatorio, no; ora è un problema morale/etico (non ne ho mai capito la differenza, per questo le ho sempre ignorate – scherzo).

 

“E’ giusto presentarsi in un occasione ufficiale vestito in quel modo?”

“E’ rispettoso nei confronti del pubblico?”

Il problema è che mentre prima le accuse erano abbastanza chiare, e anche abbastanza stupide, per cui la maggior parte delle persone si asteneva dall’entrare nella discussione, ora la discussione, essendosi trasformata in un dibattito morale/etico, ha chiamato in forze tutta una serie di moralisti, idealisti, giustizieri, avvocati delle cause perse, radical chic e così via.

si è passati  cioè da una sterile polemica sessista, ad un’altrettanto sterile polemica perbenista,
tipica di quegli ambienti “buoni”, di quei salotti culturali, dove poi le persone finivano per farsi saltare in aria (qualcuno ha detto Feltrinelli?)

Quello che vorrei far capire a queste persone è che il dibattito in realtà non si è spostato di una virgola. La questione è esattamente la stessa.
Perché voi state discutendo e decidendo di come una persona adulta, libera, dovrebbe vestirsi.

Pensate che perché avete letto qualche libro, perché siete più “acculturati”, potete decidere della vita degli altri… il partito comunista non esiste più signori, scordatevi quella dialettica. Scordatevi che le persone sono ancora disposte ad ascoltarvi, voi dai vostri salotti rinascimentali, loro a spaccarsi la schiena a lavoro.  Avete fallito miseramente, quei giorni non torneranno più. Rassegnatevi.

E agli altri dico:

Non fatevi fregare dai paroloni

                                                rivestire le parole di un linguaggio “oscuro”, usare un fraseggio impenetrabile e affascinante
non sono la prova di un pensiero superiore 

Anzi di solito sono sintomo di scarso contenuto.

Un po’ come quelle pubblicità delle creme viso:

“miracolosa crema antirughe al pro-retinolo”

solo che il pro-retinolo non è altro che beta-carotene, ma vuoi mettere chiamarlo pro-retinalo eh?

Chiaro il concetto?

QUESTA LOTTA ALLA FELICITA’ DEVE FINIRE

Un’ultima considerazione sugli scienziati:

Uno scienziato non è una persona… normale
Uno scienziato è una persona strana, istrionica, eccentrica,
Passa il suo tempo a fare e ripetere calcoli, esperimenti, chiuso nel suo laboratorio.
Uno scienziato è come un artista, come una rock star.
Eppure agli artisti e alle rock star nessuno dice come vestire e come essere.
Pensate davvero che se gli scienziati fossero persone normali
Potrebbero ripensare e reinventare
Il mondo in cui viviamo?
Lasciamoli lavorare in pace, che dal loro lavoro dipende la nostra vita e il nostro benessere.

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15 pensieri su “IO STO CON MATT TAYLOR E LA SUA CAMICIA SESSISTA – ATTO II

  1. Il cambio di motivo di polemica è dovuto, imho, al fatto che si sono accorti della colossale contraddizione alla base della polemica iniziale, cioè è autolesionista far polemiche sull’abigliamento e contemporaneamente lottare perché nessuno possa imporre, sempre nei limiti del buon senso e della legge, ad un altro il modo di vestirsi. Tutto quello che è stato detto contro matt potrebbe essere usato paro paro per una donna che decide di mettersi una minigonna.
    Ecco perché parlano di generico decoro nel posto di lavoro, cercano di far dimenticare il motivo iniziale della protesta.

    • Esattamente, è un arrampicarsi sugli specchi per “salvarsi una dignità”, ma di fondo c’è anche questo sentirsi in diritto di giudicare e dire “come dovrebbero andare le cose”.

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