MORBOSITA’ NUMERICA

giudizio

Ho una certa tendenza, direi quasi morbosa, a categorizzare, ad elencare e a giudicare le cose e le persone.
Questa cosa non mi crea pochi problemi, per i motivi che ho discusso qui.

Qualsiasi pensiero o fatto, qualsiasi stimolo che venga percepito dai miei
organi di senso, viene processato e analizzato per poi essere etichettato,
di solito con due etichette: “cazzata” oppure “plausibile”.

Questo processo funziona “abbastanza bene” quando si tratta di cose in un
certo senso quantificabili, ma c’è tutta una vasta gamma di cose che sfugge a
questa metrica.

Ad esempio, a me piace scrivere: ho aperto questo blog, e ogni tanto
“fantastico” una sorta di carriera da scrittore o giornalista, sulla scia
di chi invece sogna di diventare un calciatore di serie A o un
attore/attrice famosa (non vi offendete eh!).
Niente di concreto insomma. Però ogni tanto ci penso; penso a cosa dovrei
scrivere per diventare “bravo e popolare”, come dovrei scrivere, quali
argomenti trattare… ed è così che mi sono accorto che sarei un pessimo
scrittore e giornalista.

Leggendo un po’ ovunque sui giornali, su internet, o vedendo la
televisione, mi sono reso conto che non c’è una vera e propria metrica come
la intendo io, altrimenti non mi spiego come mai possa leggere le peggiori
oscenità scritte da personaggi popolari e pagati, mentre trovo molto
migliori le cose scritte da chi fa “blogging amatoriale”. Ci sono persone
che seguo che hanno sia il loro blog personale, sia una rubrica o un blog
su qualche testata “importante”: nel passare dal blog personale a quello
“importante” si verifica un cambio di registro impressionante!

Effettivamente come è possibile giudicare in maniera obiettiva,
quantificabile, un’opera d’arte, o un romanzo, o lo stile narrativo di uno
scrittore?
Semplicemente non si può, per ora.

Così ossessionato dai numeri come sono, da un modo di ragionare il più
possibile “logico”, non accetterei mai di essere giudicato da qualcun altro
senza che questi abbia un criterio “logico e sensato” per farlo.

Provo a pensare come si può sentire il giornalista giovane e pieno di buone
intenzioni quando porta la bozza del suo primo articolo al revisore, quando
il suo pezzo verrà rifiutato perché non coerente con la linea editoriale,
perché “come te ce ne sono altri dieci, perché dovrei scegliere te?”…
Ci credo che poi ti ritrovi a scrivere quelle oscenità!

Così magari continuerò a scrivere i miei articoli su questo blog, così per
soddisfare il mio interesse per la scrittura e la divulgazione, ma sono
ancora più contento del lavoro che ho scelto di fare, dove sarò giudicato
per quello che faccio e i fatti saranno quanto più obiettivi possibile.

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