Fluoro, carie, tossicità.

Stavo cercando un po’ di materiale da portare domani ad un colloquio di lavoro che mi sono ritrovato con questo articolo che scrissi un po’ di tempo fa per un sito amico.

Non so se può interessarvi la cosa, però secondo me è una cosa che un po’ tutti dovremmo conoscere.

Ecco a voi il link del sito amico,

Per i più pigri di voi, e so che siete in tanti, ecco invece una parte del pezzo: chissà magari vi viene la curiosità di andarlo a leggere tutto!

IL FLUORO COME STRUMENTO DI PREVENZIONE DELLA CARIE DENTALE

La “storia” del fluoro come agente carioprotettivo (che protegge nei confronti della carie) risale ormai al lontano 1901, quando un assistente chirurgo americano, al servizio della Marina degli USA presso il porto di Napoli, addetto alle visite degli emigranti che si imbarcavano per tentare la fortuna nel “nuovo mondo”, a seguito delle sue osservazioni riportò su Public Health Reports il resoconto “Denti di Chiaie (Chiaie teeth)”. Eager – questo era il nome dell’assistente chirurgo – riscontrò la “frequenza di una peculiarità dentale, comune fra gli abitanti del litorale […] persone con denti neri o denti scritti”.

Solo molti anni dopo, nel 1938, McKay e Dean analizzarono le acque delle aree interessate dalle discolorazioni dello smalto negli USA, e riscontrarono livelli elevati di fluoro nelle acque.
Le fonti principali di fluoro per l’uomo sono:
– Naturali: acqua potabile; alimenti; bevande; aria (inquinamento per sospensione di polveri di fluoro nei pressi di industrie chimiche vetrarie, di alluminio ed acciaio).
– Artificiali: additivi dell’acqua; latte; medicinali; preparazioni farmaceutiche (compresse, soluzioni fluorate); prodotti per l’igiene orale (dentifrici, collutori); prodotti odontoiatrici (gel e vernici topici, materiali da restauro).
Ora, per comprendere meglio i meccanismi d’azione del fluoro, e del perché sia utilizzato nella prevenzione delle carie, credo sia necessario una breve descrizione dei meccanismi eziopatogenetici che determinano l’insorgenza della carie dentale.
Il dente è composto da tre “strutture”: lo smalto, la dentina e la polpa.
Lo smalto e la dentina sono la parte dura del dente; la polpa quella “molle”, interna.
Lo smalto è quello più esterno, che vediamo direttamente in bocca; la dentina si trova sotto lo smalto, per cui non è visibile.
Quello che è importante da comprendere, è che smalto e dentina sono dei veri e propri minerali, che contengono una minima percentuale di materia organica, quasi assente del tutto nello smalto. Questo significa che come tutti i minerali sono sensibili alle alterazioni di pH, ossia della concentrazione di ioni H+ presenti nell’ambiente.
Il minerale che compone lo smalto e la dentina è principalmente l’idrossiapatite di calcio. E’ il materiale più duro e resistente che possiamo trovare nel corpo umano, molto più dell’osso, suo parente. Il pH critico dell’idrossiapatite è 5,5: questo significa che se in bocca il pH scende sotto i 5,5, lo smalto comincia a sciogliersi.  Continua…

Questo è il PDF, se a qualcuno interessa.

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