LA SENTENZA DEL PROCESSO GREEN HILL: FORZA E RAGIONE NON STANNO DALLA STESSA PARTE

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La storia inizia il giorno 29 aprile 2012, quando un gruppo di una dozzina di animalisti ultras riesce a forzare un cancello e ad introdursi all’interno dell’allevamento di cani di razza Beagle di Green Hill a Montichiari, provincia di Brescia. In questa intrusione vi sono diversi aspetti singolari: anzitutto il fatto che essa, sebbene oggettivamente inquadrabile come attività di tipo terroristico, fosse ispirata da una parlamentare di un gruppo politico che normalmente si autodefinisce “moderato”; in secondo luogo il fatto che la Digos, generalmente capace di impedire facilmente questo tipo di inconvenienti, rimanga del tutto passiva e in pratica lasci fare, tanto che gli unici arresti furono poi effettuati dai carabinieri, a cose fatte; in terzo luogo il fatto più singolare di tutti, che dopo pochi mesi, le responsabilità siano state completamente ribaltate, la ditta danneggiata dall’intrusione si ritrovasse indagata per maltrattamenti nei confronti di animali e addirittura dovesse subire…

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